Nei pressi dell’antico foro romano di Verona, che resta anche nei secoli successivi il fulcro economico e sociale della vita della città, è testimoniata a partire dal X secolo una "casa Sancti Benedicti de Leonis", ossia dipendente direttamente dal monastero benedettino di Leno, nella bassa bresciana.
La chiesa che qui vi sorse - in mezzo alle rovine del tempio romano - è ancora presente e ha assunto negli anni il nome di S. Benedetto in Monte, per la vicinanza con la sede del Monte di Pietà fondato a Verona nel 1490 da Fra Michele da Acqui.
Questa chiesa, ristrutturata completamente nel 1700, non svela la sua antichità. Non è così per la cripta sottostante che "mostra invece l’alta sua antichità la cripta, ora magazzino, con volte a vela e capitelli assai antichi, probabilmente romanici, o anteriori all’anno 1141, in cui la chiesa è per la prima volta ricordata». Scrive così Luigi Simeoni nel 1909 nella sua dettagliata guida storico-artistica di Verona.
La scoperta di questo luogo e del legame insito in essa risale a qualche mese fa. Cassa Padana, che da qualche anno ha sviluppato una rete di filiali nel territorio veronese, si prepara ad aprire nei prossimi mesi una filiale proprio nel capoluogo veronese. La nuova sede, individuata nella chiesa sconsacrata di San Silvestro, si trova a pochi passi dalla cripta benedettina.
In seguito a diversi incontri e sopralluoghi con Giuliana Cavalieri Manasse, direttrice del nucleo operativo di Verona della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto - con la collaborazione di Andrea Breda, funzionario della Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia - si è potuto attestare e confermare la reale importanza storica e archeologica della cripta benedettina, già oggetto di primi studi negli ’60 e successivamente negli anni ’80.
È stato pertanto avviato uno studio per la realizzazione di un progetto di restauro, promosso da Cassa Padana e da Fondazione Dominato Leonense. L’obiettivo è quello di completare lo studio iniziato anni fa e poter riaprire al culto l’antica cripta.
La chiesa originale, romanica, è grande - quanto la chiesa superiore - e molto alta. Non sembra affatto una cripta.
Ha una struttura a due navate con volte a crociera; colonne dai pregiati capitelli che, nel 1715, furono inglobale in pilastri di mattoni dai Malaspina per aumentarne la stabilità. A questi pilastri si sono aggiunti negli anni puntelli in legno presenti ancora oggi.
La costruzione di una dipendenza monastica nelle immediate vicinanze del mercato di una grande città, luogo strategico per controllare tutti i possedimenti situati nel territorio circostante, non era inusuale nell’Alto Medioevo.
Il rapporto fra Leno e Verona fu continuo e saldo almeno fino al XII secolo. La situazione si modificò dell'epoca dei Comuni, quando l’aumento dell’egemonia politica delle città e la contemporanea crisi delle istituzioni ecclesiastiche ne modificarono e ne ridussero il potere. Il legame fra il monastero di Leno e la chiesa di San Benedetto di Verona si allentò, fino a quando quest’ultima fu assorbita nel sistema parrocchiale cittadino.