Il Monastero di San Benedetto di Leno

Il Monastero di San Benedetto di Leno

di Fondazione Dominato Leonense

11 marzo 2016

Il monastero di San Benedetto di Leno fu fondato nel 758 da Desiderio, ultimo re dei Longobardi, su un’area di sua proprietà, nei pressi della chiesa preesistente dedicata al Salvatore, a Maria e a San Michele Arcangelo.
Primo abate fu Ermoaldo, a capo di un gruppo di undici monaci inviati da Montecassino, su richiesta dello stesso re Desiderio. Dall’abate di Montecassino il re longobardo ottenne per il nuovo monastero una reliquia di San Benedetto e, dal papa Paolo I, le reliquie dei Santi martiri Vitale e Marziale.

ricostruzione chiesa abbaziale del 900 dc - nuovo

Generosamente dotata di beni dal suo fondatore, l’abbazia fu oggetto di cospicue donazioni anche da parte di Carlo Magno. Ottenne quindi nei secoli successivi il riconoscimento di copiosi diritti e amplissimi privilegi da papi e imperatori.

Le sue proprietà – distribuite su un’area geografica che comprendeva i vasti territori del centro-nord Italia – ma soprattutto il regime di esenzione dalla giurisdizione del vescovo bresciano, favorirono la nascita di una potente realtà politico-economica.

Tra X e XI secolo la chiesa monastica venne ampliata e realizzato un grande campanile.

Durante la prima metà del XII secolo l’abbazia di San Benedetto fu coinvolta nelle vicende tumultuose della chiesa bresciana e del movimento riformatore animato da Arnaldo, nonché negli episodi violenti che videro contrapposto il comune di Brescia alla realtà dei conti rurali. Altre gravi ingiurie l’abbazia subì durante la seconda metà del XII secolo nei decenni dello scontro fra comuni lombardi e impero.

Questi fatti indussero l’abate Gonterio a prendere l’iniziativa di rilanciare il ruolo del monastero, ponendo mano, fra l’altro, ad una radicale opera di restauro degli immobili del monastero, che si concluse nel 1200 con la consacrazione della nuova chiesa abbaziale.

Gli sforzi che della seconda metà del XIII secolo e nel secolo successivo vedono impegnati i rettori del monastero hanno soprattutto l’obiettivo di salvaguardare il patrimoni abbaziale nel rapporto non solo con i comuni cittadini, ma anche nei confronti delle signorie regionali che andavano in quel periodo definendo l’assetto dei loro ambiti territoriali.

Il confronto si sviluppa tuttavia anche nella prospettiva strettamente locale, con i rettori del comune di Leno. Forti dell’appoggio cittadino, essi conducono una lunga vertenza per l’acquisizione di un’autonomia sempre più consistente dalla giurisdizione abbaziale.

Tra il XIV e il XV secolo vari tentativi furono avviati dagli abati più intraprendenti per riorganizzare il patrimonio del monastero e ripristinare un efficace ruolo politico, fino a quello messo in atto dall’abate Bartolomeo Averoldi, nel 1451, teso ad aggregare il monastero alla Congregazione di Santa Giustina da Padova.

Non ebbe però esito positivo. Quando all’abate Averoldi fu prospettata la nomina ad arcivescovo di Spalato, la sua rinucia alla dignità abbaziale aprì la strada al conferimento in commenda da parte del papa Sisto V dell’abbazia al cardinale Foscari.

mappa

Planimetria del monastero di Leno (Archivio di Stato di Venezia) 

 

Nel 1479, sette secoli dopo la sua fondazione, l’importante istituzione benedettina della pianura bresciana cessava il suo ruolo originario per divenire realtà patrimonializzata, affidata sia alle cure, ma anche allo sfruttamento dell’abate commendatario di turno, fino alla sua soppressione avvenuta nel 1783 con provvedimento assunto dal Senato di Venezia, che autorizzava la demolizione della chiesa abbaziale e l’alienazione degli ultimi beni immobili.


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