Karol Wojtyla, la mostra a Bellaria

 

Giovane parroco, coi pantaloni corti, con gli sci ai piedi, mentre cammina in mezzo ai boschi, in bicicletta con gli amici e con i suoi studenti. È una mostra che emoziona quella che Romagna Est inaugura il 9 marzo 2008 al Palazzo del turismo di Bellaria (aperta per un mese), perché avvicina in modo “intimo” all’umanità di un grande uomo che ha segnato la storia recente.

g_1204799842aLa mostra è stata inaugurata con la presenza di Joachim Navarro Valls – per 20 anni portavoce di Giovanni Paolo II – e Mons. Luigi Negri, Presidente Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II.

Non si riferiscono al periodo in cui Karol Wojtyla ha guidato la chiesa universale, dal 16 ottobre 1978 al 2 aprile 2005, 27 anni nei quali Giovanni Paolo II ha lasciato un segno indelebile nella storia della cristianità e del mondo. Più di tre milioni di pellegrini confluiti a Roma per rendere omaggio alla salma del Pontefice e la causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II, aperta poco dopo la morte del Papa polacco, il 28 giugno 2005, dicono quale sia la traccia che ha lasciato nel cuore della nostra epoca.

Le immagini esposte colpiscono e commuovono anche per questo, perché portano un po’ più dentro alla conoscenza di questo figlio della Polonia cattolica. La mostra s’intitola “Karol Wojtyla. L’Uomo e la sua terra” ed è un po’ come aprire l’album dei ricordi di Don Karol, che nel 1948 ritorna da Roma in Polonia, che fa il coadiutore nella parrocchia di San Floriano a Cracovia e fino al 1951 il cappellano degli universitari. Quando può si immerge nella natura e sale le montagne, si siede vicino ai ruscelli e dialoga con gli amici.

Nel gennaio del 1995 parlando ai vescovi polacchi Wojtyla disse: “Dovrete dire di me non solo che ero papa, ma che sciavo e andavo in canoa, e chissà che altro. E anche che mi rompevo le gambe, ogni tanto”.

La mostra ci racconta un Karol Wojtyla trentenne (è nato a Wadowice il 18 maggio 1920) in immagini liete, caratterizzate dalla luce della festa, ma anche da tanta povertà, fra i suoi giovani.

Una di loro, Danuta Rybicka, ricorda così quegli anni: “La gita più341107_danutarybicka_34 importante per me fu la partenza per Zacopane nella primavera del 1952. Il gruppo era semplice: le ragazze che abitavano nel Nazaretto (così chiamavamo il collegio tenuto dalle suore di Nazareth in Via Warszawska) e ragazzi – la maggior parte studenti del Politecnico di Cracovia, cioè quelli che l’anno prima il vicario di allora, padre Karol Wojtyla, aveva invitato a cantare nei coretti presso la parrocchia di San Floriano. Dovevamo andare proprio con lui per vedere i crochi di montagna. A sera inoltrata alla stazione ferroviaria di Cracovia si presentarono sei ragazze del Nazaretto e il padre. Inaspettatamente i ragazzi ci informarono che non sarebbero potuti partire perché dovevano sostenere degli esami importanti. Pertanto partimmo con un treno notturno in sette. I tempi e le usanze non permettevano che un padre viaggiasse in abito civile e per di più in compagnia delle ragazze. Per evitare di creare delle situazioni imbarazzanti ci rivolgevamo a lui evitando di nominarlo “padre”. Non era facile, quindi chiesi timidamente se potevamo chiamarlo “Zio”. Acconsentì. Ricordiamo quel viaggio con molto affetto come il primo fatto con lo Zio”. Le foto inedite raccontano questa storia, semplice e capace di toccare il cuore.

La mostra nasce da un’idea di “Anima Media”, l’associazione della Diocesi di Cracovia fondata nel 2004 per raccogliere materiale fotografico, filmati e documenti al fine di diffondere fra la gente la conoscenza di Karol Wojtyla.

 

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