Alla Lubes, un campione per parlare di resilienza

 

La resilienza, ossia la capacità di un individuo di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà o ad eventi traumatici, sarà il tema del prossimo incontro della Libera Università dei Santi Benedetto e Scolastica di Leno (Bs).

Mercoledì 21 ottobre, alle ore 15.00 in Villa Badia, sarà presente il dott. Maurizio Stradiotti della Protezione Civile di Martignana Po, accompagnato da un personaggio straordinario: Andrea Devicenzi, campione ciclistico paralimpico cremonese, professione mental coach, che all’età di 17 anni a causa di un grave incidente motociclistico ha subito l’amputazione della gamba sinistra.

A lui abbiamo fatto qualche domanda.

Andrea, come è nato il desiderio di correre in bici?
In realtà, il ciclismo mi ha sempre appassionato e da sempre seguivo le gare in televisione. La passione vera però è nata nel 2007, come spesso avviene quasi per caso: infatti, a causa sia del lavoro sedentario che svolgevo presso un’azienda siderurgica, sia di un’alimentazione poco corretta, ero arrivato a pesare oltre cento chili. Andrea Devicenzi smalllUno sforzo troppo grande per il mio fisico – Andrea non utilizza protesi ma soltanto le stampelle – che mi causava forti dolori alle articolazioni. Così ho cominciato a praticare questo sport con l’unico obiettivo di perdere peso.

Quando è arrivato il momento in cui hai pensato “posso fare di più”?
Dopo aver perso i chili di troppo, ho iniziato a pormi degli obiettivi. Volevo partecipare alle “Gran Fondo”, competizioni ciclistiche di circa 80 km. E’ stato un periodo di duro allenamento, ma è stato lì che ho capito che ce la potevo fare: nel momento stesso in cui avevo raggiunto un obiettivo che fino a poco tempo prima mi sembrava impossibile.
Alzare sempre l’asticella del nostro limite è incredibile: permette di stupirci di noi stessi e ci fa scoprire forze che nemmeno pensavamo di possedere. Se gli obiettivi sono motivanti e sfidanti, pensare che non ce la faremo è già un fallimento: più limitiamo noi stessi, più saremo limitati.

Andrea, qual è la sfida sportiva più difficile che hai dovuto affrontare?
Nel 2010 ho deciso di mettermi in gioco in un percorso mai tentato da altri atleti amputati: un raid in autosufficienza sulla strada carrozzabile più alta del mondo, situata in India. Ho percorso 700 km su sterrato in 8 giorni, in sella alla mia mountain bike, raggiungendo per la prima volta da un atleta amputato di gamba il Khardlung-La, un passo di montagna che si trova nella regione del Ladakh a quota 5.602 metri.
E’ stata necessaria una preparazione intensa: avevo iniziato ad andare in bicicletta da soli due anni e non conoscevo il me stesso atleta. Intanto che raggiungevo la vetta ho provato una gioia immensa, indescrivibile, forse la parte emozionante e vera dello sport; ho pianto più volte perché capivo che ce la stavo facendo. Io, con la mia mountain bike e una gamba sola. E’ stato un insieme di emozioni incredibili.

Andrea Devicenzi smalHai perso la gamba sinistra a 17 anni. Ti capita mai di ripensare a quel momento?
Ad oggi credo di aver superato completamente quel trauma. Ovviamente il percorso è stato lungo, trovarsi senza una gamba a quell’età è difficile. Eppure, ho imparato a visualizzare quell’incidente come se un muro si fosse messo sulla mia strada. Avevo due scelte: o stare dietro a quel muro e perdermi tutte le cose belle che la vita poteva offrirmi, o superarlo ed andare avanti, godendo ogni minuto come un dono. Ed è quello che ho deciso di fare. Ad oggi, vivo quell’incidente come uno dei tanti momenti della mia vita. Tutto quanto è accaduto sulla mia strada mi ha insegnato che la vita può essere normale o straordinaria anche con una gamba sola.
Non è una gamba che fa la differenza, ma è tutto quello che noi cerchiamo ogni giorno nella nostra vita! E’ vero, sono tante le limitazioni che ho: molte cose con una gamba sola non le posso più fare; eppure ne restano talmente tante altre da fare che sono sufficienti a riempire una vita intera!

Chi è Andrea quando scende dalla bicicletta?
Sono la persona più normale di questo mondo: sono un marito, un padre di due splendide bambine e da un anno sono anche un mental coach che, con la sua testimonianza, vuole supportare le persone a credere in se stesse e nelle proprie potenzialità. Veder cambiare in positivo la vita di chi mi sta intorno mi fa amare il mio mestiere e tutta la mia vita.

Cos’è per te la resilienza?
Credo che la resilienza sia la capacità di reagire ad un evento traumatico, con tutto quello che è rimasto, cercando di superare quel muro che si mette in mezzo alla nostra strada e ripartendo per costruire una vita straordinaria.

Cosa vuoi dire a coloro che vivono un momento di difficoltà e che pensano di non potercela farcela?
Vorrei dir loro che bisogna credere al fatto che ognuno di noi può fare qualcosa di straordinario. Basta saper riconoscere la luce: quella c’è sempre. E, soprattutto, mettersi in cammino per ripartire. Anche il mio percorso non è stato semplice, ma è pur sempre stato più semplice di quello di tanti altri!

Andrea Devicenzi è un campione nello sport e nella vita. Le sue parole appaiono come un’iniezione di fiducia per fronteggiare le vicissitudini che ognuno di noi ha nel corso della vita. Un grande personaggio da conoscere ed ascoltare!

Vi aspettiamo mercoledì 21 ottobre, in Villa Badia a Leno, alle ore 15.00.

 

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RESILIENZA: COME “VINCERE” NEI MOMENTI DI DIFFICOLTA’
Mercoledì 21 ottobre, ore 15
Villa Badia, via Marconi 28 Leno

Terzo incontro del programma 2015/2016 della Libera Università dei Santi Benedetto e Scolastica.
Quota annuale: 30 euro
Le iscrizioni sono aperte.

Contatti:
Fondazione Dominato Leonense
Tel. 331-6415475
info@fondazionedominatoleonense.it

 

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