Gabriel Stanislas Morvay

Gabriel Stanislas Morvay

di Fondazione Dominato Leonense

1 aprile 2006

 

Gli anni italiani di un pittore in esilio: la prima personale italiana del pittore polacco è stata presentata a Leno, dal 28 aprile all’11 luglio 2006.
Oltre 40 quadri raccontano l’avventura artistica per le terre italiane di un pittore che ha saputo cogliere con sapiente maestria l’anima dei luoghi in cui è vissuto

morvay

La provincia italiana cresce in arte e beni culturali, non solo in mostre. Dietro le mostre ci sono nuovi studi, restauri, pinacoteche che significano anche recupero di edifici monumentali abbandonati o maltrattati. E la scoperta di opere e capolavori trascurati, di collezioni ingiustamente non conosciute.

In questa direzione si è mossa la Fondazione Dominato Leonense che, presso le sale espositive di Villa Badia, dal 29 aprile al 10 luglio 2006 esporrà la produzione artistica di un pittore ancora poco conosciuto in Italia, ma già apprezzato all’estero.


Gabriel Stanislas Morvay, esule polacco diventato cittadino del mondo,
approda per la prima volta in Italia alla fine degli anni ’60. Qui rimane affascinato dalla sensibilità e dal calore della gente, dalla dolcezza delle modelle che dipingeva per farsi pubblicità. Le città italiane erano per lui fonte di ispirazione.o senso si è mossa la Fondazione Dominato Leonense che, presso le sale espositive di Villa Badia, dal 29 aprile al 10 luglio 2006 ha esposto la produzione artistica di un pittore ancora poco conosciuto in Italia, ma già apprezzato all’estero.

Morvay vive per diversi anni a Roma; è l’epoca del fermento culturale romano, grazie alla letteratura e al cinema. Giovani studenti e artisti si ritrovano nelle piazze, ognuno alla ricerca della propria strada. Gabriel vive in un piccolo studio messogli a disposizione dal suo mercante vicino a Piazza Navona.

La sua pittura è un’esplosione di gestualità, di disegno energico e carico di colore che assume valore di pittura errante, nella sua maniera di patteggiare ogni volta fra il fermarsi e il fuggire.
La sua scelta sarà ancora una volta la fuga; decide di andarsene da Roma, torna a Sabadell, in Spagna, dove rimane per otto anni, per poi tornare nuovamente in Italia, in Lombardia. È il 1976, Morvay arriva a Cremona, alloggia all’hotel San Giorgio, vicino alla stazione, che dipinge, insieme alle vedute delle strade del quartiere.

A 40 km seguendo la linea del fiume Po si trova Casalmaggiore, luogo che Morvay individuò per un soggiorno più lungo. Qui rimase per altri 8 anni circa, scegliendo come tema principale delle sue opere il paesaggio rurale e il fiume Po.
In questi paesaggi cambia prospettiva, utilizza spesso vedute panoramiche; anche la sua pittura si evolve: non più le pennellate impulsive che caratterizzavano le opere catalane, ma una pittura più mite, dai forti connotati lirici e talvolta malinconici.

Nella sua opera Morvay non ha sentito il bisogno di ricercare morvayparticolari temi o fonti di ispirazione; utilizzando un perfetto uso della luce-colore e una pennellata forte e istintiva, ha saputo trasmettere nelle sue opere i messaggi della sua ricca e travagliata vita interiore. Le sue tele sono autentiche finestre sulla natura della nostra terra, immerse nella sua forza interiore e caratterizzate da un lirismo stemperato in un’atmosfera di quotidianità e tradizioni.

Le opere lombarde di Morvay sono dotate di una straordinaria forza espressiva, alimentata anche dalla sua passione per la letteratura e la filosofia; Morvay era anche un grande esperto di lingue antiche e di etnologia slava.
A Casalmaggiore ha trovato un angolo di Polonia, e in particola di Tarnòw, suo paese natale. Lui che non parlava mai della sua infanzia e della sua patria, ha scelto di vivere in un luogo che gliela ricordasse, per poterla immortale ogni giorno nelle sue tele e farla rivivere con esse.

La mostra di Leno a lui dedicata è un omaggio a questo grandissimo pittore che, umilmente e senza ricerca di gloria, ha esaltato i colori e la bellezza della nostra Pianura lasciandoci questa testimonianza culturale in eredità. La sua vita era per l’arte, l’arte era tutta la sua vita.

 

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